Saviano legge se stesso

Ecco Roberto Saviano che legge l'ultima pagina di Gomorra...




"Sono nato in terra di camorra, nel luogo con più morti am­mazzati d'Europa, nel territorio dove la ferocia è annodata agli affari, dove niente ha valore se non genera potere. Dove tutto ha il sapore di una battaglia finale. Sembrava impossi­bile avere un momento di pace, non vivere sempre all'inter­no di una guerra dove ogni gesto può divenire un cedimen­to, dove ogni necessità si trasformava in debolezza, dove tutto devi conquistarlo strappando la carne all'osso. In terra di camorra, combattere i clan non è lotta di classe, afferma­zione del diritto, riappropriazione della cittadinanza. Non è la presa di coscienza del proprio onore, la tutela del proprio orgoglio. È qualcosa di più essenziale, di ferocemente carnale. In terra di camorra conoscere i meccanismi d'affermazione dei clan, le loro cinetiche d'estrazione, i loro investimenti significa capire come funziona il proprio tempo in ogni mi­sura e non soltanto nel perimetro geografico della proprie terra.
Avevo i piedi immersi nel pantano. L'acqua era salita sino alle cosce. Sentivo i talloni sprofondare. Davanti ai miei occhi galleggiava un enorme frigo. Mi ci lanciai sopra, lo avvin­ghiai stringendolo forte con le braccia e lasciandomi traspor­tare. Mi venne in mente l'ultima scena di Papillon, il film con Steve McQueen tratto dal romanzo di Henri Charrière. An­ch'io, come Papillon, sembravo galleggiare su un sacco colmo di noci di cocco, sfruttando le maree per fuggire dalla Cayenna. Era un pensiero ridicolo, ma in alcuni momenti non c'è al­tro da fare che assecondare i tuoi deliri come qualcosa che non scegli, come qualcosa che subisci e basta. Avevo voglia di urlare, volevo gridare, volevo stracciarmi i polmoni, come Papillon, con tutta la forza dello stomaco, spaccandomi la tra­chea, con tutta la voce che la gola poteva ancora pompare: «Maledetti bastardi, sono ancora vivo!»."

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http://www.youtube.com/watch?v=I-4ZoIFr7FQ

Questa è la prima intervista rilasciata da Saviano subito dopo la pubblicazione del libro. Daria Bignardi gli chiede "Ma lei rischia la vita?" e lui "No non penso..., quantomeno è un problema che non mi sono mai posto. E' tutto molto più complesso, è molto più ordinario e quindi meno rischioso. Io non ho mai avuto paura, nel senso terrore di poter essere fatto fuori o di poter subire qualche ritorsione..."
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