"I cento passi" di Marco Tullio Giordana



Fratello - Peppino, dai ora torna dentro; va bene? Oh, iamuninni, lo sai com’è papa
Peppino - No com’è papa?
Fratello - Eh, un pò antico, ma non è cattivo,
Peppino - non è cattivo, è un pò antico, ma papà non è cattivo. Sei andato a scuola, sai contare?
Fratello - Come contare?
Peppino - Come contare? 1, 2, 3, 4, sai contare?
Fratello - Si, so contare
Peppino - E sai camminare?
Fratello - So camminare
Peppino - E contare e camminare insieme lo sai fare?
Fratello - Si, penso di si.
Peppino - Allora forza, conta e cammina, dai 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8,
Fratello - Dove stiamo andando?
Peppino - Forza, conta e cammina!
Fratello - Sh! Piano, Peppino
Peppino - 9,.., 89, 90, 91, 92, 93, 94, 95, 96, 97, 98, 99 e 100 ... Lo sai chi ci abbita qua?
Fratello - Amunindi...
Peppino - Ah! U zu’ Tanu c’abbita qua
Fratello - Sh, parla piano!
Peppino - 100 passi ci sono da casa nostra, 100 passi. Vivi nella stessa strada, prendi il caffè nello stesso bar, alla fine ti sembrano come te. Salutiamo zu’ Tano, i miei ossequi, Peppino, i miei ossequi Giovanni. E invece sono loro i padroni di Cinisi e mio padre, Luigi Impastato gli lecca il culo come tutti gli altri. Non è antico, è un solo un mafioso, uno dei tanti.
E’ nostro padre
Mio padre, la mia famiglia, il mio paese. Io voglio fottermene, io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda, io voglio urlare che mio padre è un lecca culo. Noi ci dobbiamo ribbellare prima che sia troppo tardi, prima di abituarci alle loro facce, prima di non accorgerci più di niente!



Stamattina Peppino avrebbe dovuto tenere il comizio conclusivo della sua campagna elettorale.
Non ci sarà nessun comizio e non ci saranno più altre trasmissioni. Peppino non c'è più, è morto, si è suicidato.
No, non sorprendetevi perché le cose sono andate veramente così. Lo dicono i carabinieri, il magistrato lo dice. Dice che hanno trovato un biglietto: "voglio abbandonare la politica e la vita".
Ecco questa sarebbe la prova del suicidio, la dimostrazione. E lui per abbandonare la politica e la vita che cosa fa: se ne va alla ferrovia, comincia a sbattersi la testa contro un sasso, comincia a sporcare di sangue tutto intorno, poi si fascia il corpo con il tritolo e salta in aria sui binari. Suicidio.
Come l'anarchico Pinelli che vola dalle finestre della questura di Milano oppure come l'editore Feltrinelli che salta in aria sui tralicci dell'Enel. Tutti suicidi.
Questo leggerete domani sui giornali, questo vedrete alla televisione. Anzi non leggerete proprio niente, perché domani stampa e televisione si occuperanno di un caso molto importante. Il ritrovamento a Roma dell'onorevole Aldo Moro, ammazzato come un cane dalle brigate rosse. E questa è una notizia che naturalmente fa impallidire tutto il resto.
Per cui chi se ne frega del piccolo siciliano di provincia, ma chi se ne fotte di questo Peppino Impastato.
Adesso fate una cosa: spegnetela questa radio, voltatevi pure dall'altra parte, tanto si sa come vanno a finire queste cose, si sa che niente può cambiare. Voi avete dalla vostra la forza del buonsenso, quella che non aveva Peppino.
Domani ci saranno i funerali. Voi non andateci, lasciamolo solo. E diciamolo una volta per tutte che noi siciliani la mafia la vogliamo. Ma non perché ci fa paura, perché ci dà sicurezza, perché ci identifica, perché ci piace.
Noi siamo la mafia. E tu Peppino non sei stato altro che un povero illuso, tu sei stato un ingenuo, sei stato un nuddu miscato cu niente.
A Radio Aut la notte della morte di Peppino Impastato


Buona visione!